Archive for marzo 2005

31 marzo 2005
Surfing: Elisa – Interlude
 
 
Quando ci sono i baturli* in cielo mi piace e un po mi spaventa insieme.
Sai quei momenti in cui stà per piovere e nell’aria c’è già il profumo della pioggia.
Vorrei stare in una casa con un piccola veranda su una spiaggia. Una veranda li legno con una sedia a dondolo chiara  con il cuscino a quadri blu. Sai di quelli gonfi con le impunture grosse.
E dondolarmi piano tenendo i piedi appoggiati sopra, abbracciandomi le gambe. E ascoltare i profumi del vento, e il rumore del cielo che si prepara a piangere.
Forse mi piacerebbe essere avvolta in una coperta.
E guarderei il mare grigio con tutte le sue sfumature giocando a contare il numero delle onde.
E mi divertirei a seguire con gli occhi le nuvole che si rincorrono.
E guarderei le evoluzioni dei gabbiani e il loro lento posarsi nel mare, ogni volta una magia.
E terrei il fiato ad ogni lampo in attesa del frastuono che batte dentro il mio petto.
Mi stringerei nella coperta.
Fino a sentire il rumore della pioggia, le prime lente gocce che cadono più grosse dal tetto. Il profumo della terra che si bagna.
Ascolterei ogni rumore.
Immaginerei gli insetti che scappano e quei micromondi di paura.
Proverei a immaginare di essere un uccellino che vola nell’acqua che cade .. e sentirei la stessa sensazione di quando sono in motorino e piove.. o di quando la barca ti traina  in corrente dopo un immersione. Quando il mare di scarroccia entrandoti nel naso.
Rimarrei così nell’attesa. Ascoltando ogni mia senzazione.
All’infinito.
Sospesa dentro me.
 
 
 
 
 
 
 
*Tuoni
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30 marzo 2005
Surfing: Ben Harper – Live At Apollo – Take My Hand
 
In quest’ultimo periodo ho imparato diverse parole, ora vorrei imparare a metterle tutte insieme in una frase.. sarebbe bellissimo ( splilluccherare, questionare, perigliosa ) [anche coniugate in maniera diversa ].
In quest’ultimo periodo ho fatto molte foto.. non mi sento una fotografa.. ma mi sono divertita lo stesso e molte le ritengo belle.
In quest’ultimo periodo ho parecchia voglia di andare al mare. Ma proprio parecchia.
In questo momento sto Ascoltando Ben Harper – Live at Apollo.
In questo momento nn riesco a non pensare che in qualsiasi parte del suolo Italiano lui metterà piede per un concerto, io ci sarò.
 
Ieri sera [le scene].
Ieri sera a casa mia mi dovevo provare la muta stagna.
La muta stagna è una roba rigida di neoprene con una cerniera dietro che và dal gomito sinistro fino a quello destro.
C’ha i calzari attaccati.
Io che come un bruco mi divincolo per entrarci dentro e chiuderla.
Una sudata che nemmeno quando avevo 5 anni e correvo dietro e mio cugino Iacopo me la ricordo in quel modo.
Io che con la muta stagna addosso canto Well Well Well
Io che con la muta stagna addosso canto Well Well Well  e penso: Cazzo! Se arriva qualcuno e mi suona come faccio??
Io che con la muta stagna addosso canto Well Well Well  e penso: Cazzo! Se arriva qualcuno e mi suona come faccio?? E mi impegno in simil balletti di danza per provare la comodità dell’oggetto
Io che con la muta stagna addosso canto Well Well Well  e penso: Cazzo! Se arriva qualcuno e mi suona come faccio?? E mi impegno in simil balletti di danza per provare la comodità dell’oggetto e che, già stremata, per riuscire a togliermela da sola mi diletto in un numero di contorsionismo evoluto.
 
Insomma immagina una sera in cui vedo il concerto di Ben Harper con la muta stagna e con ai piedi queste qui..
 
Son serate strane
 
[ e sul termosifone secca la tua scatola ]
 
 
 
 
 
 
 

29 marzo 2005
A Briglia Sciolta..
 
La Teresa c’ha una tecnica tutta sua per mangiare l’insalata di tacchino con il mais. Prende una fetta ci mette dentro il mais e poi fa un pacchettino chiuso che infila tutto insieme.. e gli occhi gli si strabuzzano solo un poco. L’insalata lei nn la mangia. Perché nn c’ha messo l’aceto .. perché l’aceto con il  tacchino non gli ci piace. Ecco.
Joanna c’ha le margherite sulle dita. Lei ha i sensi di colpa perché mangia troiai per merenda.. e difatti per non farli sentire soli ci mangia dietro anche un pezzo di pizza che non si sa mai. Ecco.
Il sabato notte mi sveglio presto e dormo con Rino durante tutto il viaggio.. Eppoi arrivo in montagna e la neve fa schifo. Ma mentre sono in seggiovia vedo uno scoiattolo con la codina marrone e grigia. E non urlo perché sennò lui scappa ma urlo dentro me per la felicità. – E poi : perché mentre c’è la gara di coppa del mondo sulla Saslong a Ghedina gli entra nel mezzo uno stambecco e a me in una stagione di sci m’è toccato solo uno scoiattolo mezzo spelacchiato?—  Ecco.
Passo due giorni a leggere e riposarmi in montagna, camminando su sentieri umidi e scrutando il cielo gonfio di nuvole ciccione. E grigie. Sono persa dentro i miei pensieri, forse un po malinconica. Mi vengono in mente tante cose che desidero e ho paura di non saperle realizzare. C’è troppo umido dentro di me in questi giorni. Ma poi mi faccio prendere dalla primavera che spunta in tenere foglie d’erba e in abbozzi di fiori che spuntano a sorpresa. Mi fermo a osservare le mucche in libera uscita e le loro giocose code. Che poi a me le code delle mucche mi hanno sempre fatto simpatia. Sono mondi assestanti. Loro scodinzolano sempre gioiose. Ecco.
In trentino fanno un pane buono con l’uvetta e io l’ho dato all’ucellino verde e rosso che mi cinguettava da dietro ieri mentre stavo seduta a leggere. Considerando le volte che è ritornato da me sono pronta a dichiarare che anche a lui gli piaceva parecchio il pane con l’uvetta del trentino.
La Thun è chiusa nel lunedì di Pasqua. Peccato, volevo comprarti una cosa. Peggio per te. Ecco
Nel giorno di Pasqua sono stata buona non ho mangiato nessun agnellino. ( in compenso la mi mamma me lo cucina stasera ). Ecco.
 
Sto rileggendo Oceano Mare. E’ sempre più bello ogni volta che lo rileggo. Ecco.
 
A volte bisogna urlare alla gente che sta nei corridoi. Anche se nn mi riesce benissimo.. ma ci provo.Ecco.
 

24 marzo 2005

Una volta nel Venerdì Santo mia mamma mi portava a fare il giro delle sette chiese. Era una cosa che nn mi piaceva nemmeno un po perchè in ogni chiesa c’era una statua di un Gesù, morto, e io dovevo baciarla.. e sinceramente l’idea di baciare qualcosa toccato da tutti nn mi andava molto a genio.. oltretutto quel Cristo mi faceva un po impressione. Non sò spiegare bene. Erano per me "gite" piene di passione…

Domani in una sorta di rivisitazione personale ho deciso di innaugurare il tour personale del Venerdì santo..

Sarò a pranzo qui..

Il Dopo pranzo invece lo trascorrerò qui.

E sinceramente questa volta ne sono davvero felice.

24 marzo 2005

Surfing: Marlene Kuntz  –  Album Senza Peso

Oggi sono sola in ufficio. Devo terminare di inserire gli ordini e poi sono in vacanza per qualche giorno.

Lavoro spedita con la musica alta e tutte le volte che suona il telefono e mi tocca abbassare stronfio dentro me.

Oggi queste chitarre distorte sono il sottofondo ideale per i miei buoni pensieri.

Pensieri di Brutto.

Un bacio e Buona Pasqua.

23 marzo 2005

 

Marlene Kuntz  – Il Solitario

Il solitario, in assenza di loquacità
è avvoltolato in un enigma,
siede pensoso al limite della realtà
accavallando le sue lungha gambe.

Lo puoi notare perchè è un indecifrabile

Porta il suo sguardo negli accessi cosa non si sa
e li pervade di fascino;
si tocca il mento e si schermisce alla gestualità
di chi sta accanto e lo incomoda.

Lo puoi giurare in sintonia con i fatti suoi,
quand’anche siano sostanzialmente guai,
perchè nel suo mondo è pace
ed è per questo che lui lo abita.

Il solitario, in gran miseria di calorosità,
sta bene al largo di un dilemma che prima o poi avrà
e non si chiede come tutta la faccenda finirà.
No: non si chiede come finirà.

E non si chiede se l’amore che non dà
si vestirebbe un giorno di fatalità
(Lo stesso amore che non prende
e che vestito a lutto a prenderlo verrà;
lo stesso amore che non prende
e che, bellissimo, a prenderlo verrà)

23 marzo 2005

Ho voglia di fare un viaggio. Ho voglia di andare in un posto dove non sono mai stata o ritornare in uno di quelli che ho gia visto. Vorrei chiudere gli occhi e sentire ancora sulla mia pelle quel vento di quelle notti alle Fiji. POter sentire il profumo dei miei sogni che si unisce al rumore di quelle palme che di notte si muovevano dietro alla mia casina di legno. E svegliarmi con il rumore del geco. O alzare gli occhi e rivedere il cielo delle Maldive come in quella notte. E la sabbia sotto i peidi. E sentirla scorrere fra le dita che si scuriscono con il sole. E le unghie rimangono bianche. Ho voglia di avere i capelli di sale . Di sentire il calore del sole su di me. Respirare il mare Sempre. Ho voglia di andare sott’acqua e ascoltare la passione che fluisce dentro le vene. Ho voglia di sentire il sapore del mare che si mescola con quello della mia pelle. Ho bisogno che il suo ritmo diventi nuovamente il mio. E ascoltare la musica del vento che agita le onde. Il colore del sopra che si mescola con il sotto.  Voglia di me.

Surfing: Ben Harper –  I Want To Be Ready

22 marzo 2005

Arrivo verso le nove desiderosa d’ombra e solitudine. La poesia è sempre stata per me qualcosa da vivere in solitario. Come una goccia d’acqua che scorre dentro la spirale di una conchiglia arriva lentamente al mio interno. Mi siedo e osservo il piccolo auditorium. Era una chiesa un tempo. Una  pieve romanica ad una sola navata. E’ incastonata nel centro del paese come miniatura di fede. C’è un minuscolo palco con un pianoforte e due legii. Non molti posti a sedere, non molte persone sedute. Per lo più maestre e alcuni appassionati. Brusio di fondo.

La presentatrice introduce i conduttori:                 Letizia De Fraja scrittrice

                                                                       Andrea Chimenti voce narrante

                                                                       Matteo Buzzanca al pianoforte

Le luci si spengono e la voce Di Chimenti riempie, enorme, la piccola platea. All’inizio mi intimorisce perfino. Ma poi mi faccio prendere dalle sensazioni che sà suscitare e rimango sospesa. Il collo un po allungato per vederlo bene nel buio ( mi sono dimenticata gli occhiali). L’orecchio teso. E lui sorvola fra le note del pianoforte e con patos si muove fra le mie emozioni suscitando dolcezza e sofferenza. Il buio mi avvolge e mi ripara. Lui canta con voce profonda e melodiosa, interpreta con foga o leggerezza..

Davvero un bello spettacolo. 

21 marzo 2005

Dalla più alta finestra della mia casa
con un fazzoletto bianco dico addio
ai miei versi che partono per l’umanità.

E non sono lieto né triste.
È questo il destino dei versi.
Li ho scritti e devo mostrarli a tutti
perché non posso fare altro,
come il fiore non può nascondere il colore,
né il fiume nascondere che scorre,
né l’albero nascondere il frutto.

Vanno lontano come già nella diligenza
e io senza volerlo provo una pena
come dolore nel corpo.

Chi sa chi li leggerà?
Chi sa in che mani andranno?

Fiore, mi ha colto il mio destino per gli occhi.
Albero, mi strapparono i frutti per le bocche.
Fiume, il destino della mia acqua era non restare in me.
Mi sottometto e quasi mi sento allegro,
quasi lieto come chi si stanca della tristezza.

Andate, andate via da me!
Passa l’albero e rimane disperso per la Natura.
Appassisce il fiore e la sua polvere dura sempre.
Scorre il fiume e sfocia nel mare e la sua acqua
è sempre quella che è stata sua.

Passo e resto, come l’Universo.

(Fernando Pessoa)

20 marzo 2005


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