Archive for luglio 2005

28 luglio 2005

Il discorso è semplice..

Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze. Avevo in mente un post sul fatto che sono 2 anni, oggi, che ho aperto questo blog. Sul fatto che parte è andato perso fra le pieghe del tempo ( e la mia naturale sdimestichezza) tecnologica. Su come in questi due anni mi sono divertita a scrivere qui insieme a tutti voi. Su quello che è successo in questo periodo. Insomma, un bel post dei ricordi. Come quelle puntate di biutiful in cui ti rifanno tutta la storia vecchia.

Invece, maremma strabucaiola, mi sono alzata prestissimo, verso le 5.30. Sono stata per molto ad ascoltare gli uccellini cantare fuori dalla mia finestra, ignara e ingenua del mio immediato futuro. Ovvero.

Ovvero sono arrivata in ufficio e dopo la colazione mi sono messa alla mia scrivania. La mia stanza è abbastanza quadrata. La scrivania sta al centro appoggiata alla parete, davanti ho un paio di mt e poi la parete.

Mentre sono qui che leggo la posta e trafico coi fogli sulla scrivania, con la coda dell’occhio, vedo uno schifo nero che cammina bello bellino li davanti vicino alla parete.

Una piattola di 7/8 cm. Che per chi mi conosce almeno un poco lo sà come e quanto mi fanno schifo le bestie schifose.

Quella berva oscena, per scappare dalle mie urla, sì è rifugiata dietro un modile. L’intervento di mio Cognatosupermen, ha messo fine alle sue angherie nel mio ufficio.

Adesso io son qui, coi pantaloni tirati su fino alla coscia, che mi passo le mani sulle gambe ogni tre secondi, e ogni tre secondi guardo sotto la scrivania…

E c’ho una specie di urlo in gola che sta li li per venire fuori. E insomma ve lo dico, io non ce la faccio a star qui dentro, sapendo che prima c’era una piattola.

MADONNA CHE SCHIFOOOOOOOOOO

Insomma. Se ce la fò ad arrivare a stasera senza collassare, vado in ferie.OOOO

(Accidenti alle piattole e ai Bambini di merda!)

Le mie ferie questanno saranno uno spettacolo. 4 settimane di mare. 3 in Sardegna 1 in Corsica. O_o

Credo di riuscire a passare da tutti voi per un saluto.. comunquesia ve ne lascio uno anche qui.

Vi auguro di stare bene.. di riposarvi..  A settembre continuerò a lasciare su questo spazio parte di me, come ho fatto fino ad adesso.

Ps: Un saluto particolare và ad Arfonzina. Perdonami. Sò che ti aspetta un mese di fuoco che le cose da fare saranno tantissime. Quando arriverà il vostro giorno ricordati di una cosa. Sorridi, sorridi sempre e lascia andare tutta la tensione.. E’ il tuo giorno e cerca di fare in modo che ogni momento di quel giorno sia per te unico e speciale. Cerca di godere appieno di quei momenti che arrivano una sola volta nella vita. Sorridi Arf e sarai la più bella delle Fate. Una carezza sui capelli e uno di quegli abbracci che ogni tanto ti mando per Daniele.

27 luglio 2005

Sono un paio di settimane che cerco un mio amico. L’ho visto l’ultima volta verso novembre. Sono stata a cena nel suo ristorante. Ci siamo sentiti poi per Natale e poi basta. L’ho conosciuto nel 2000, mi sembra. Ad Hurgada. E’ di San Miniato, ma io l’ho conosciuto a Hurgada. Era in barca con me. Non era un sub. Mi ricordo il giorno in cui fece la prova sub. Nella laguna di Tiran. Me li ricordo come se li avessi davanti adesso i suoi occhi prima dell’immersione e subito dopo. In questi anni non ci siamo mai persi di vista. Siamo andati a Capraia insieme 2/3 anni fà. E ci siamo trovati a cena o sentiti spesso. L’anno scorso doveva venire con noi a Sharm, ma poi all’ultimo ha dovuto rinunciare, purtroppo.

Insomma, son due settimane che lo chiamo e il suo telefono dà sempre irraggiungibile. Ma siccome lo chiamo sempre nella pausa pranzo o dopo il lavoro, immaginavo che fosse al ristorante e che avesse molto da fare, che avesse spento perchè era a lavoro. Però non mi aveva richiamato.. e questo era strano. Avrà perso il numeno, pensavo.

Ieri, stremata, mando un messaggio ad un’amica comune: Ma Roberto? Ha cambiato numero? Lo cerco ma nn lo trovo mai..

Risposta: TI mando il numero Egiziano di Roberto.

Sbudubum ( io in terra)

sms : Aveo core a cercatti, e un ti trovavo vai! Ma ‘ndo sei? Ma icchè tuffai?

Risp: Sono venuto a Sharm a fare l’istruttore.  ( che culo )

sms: E da quanto? E da chi sei?

Risp: Da sei mesi, sono da Walter.

 

( beatote)

26 luglio 2005

Domenica pomeriggio, tornando dal mare, mi sono fermata a fare delle foto ad un campo di girasoli. Fra quelle che ho fatto questa è la mia preferita. Non ho molto tempo oggi per scrivere, o per leggere.

Vi lascio la canzone che sto ascoltando adesso e un agurio per una Buona Giornata

Vinicio Capossela – Non è l’amore che và via

25 luglio 2005
Mi sento graffiata nel cuore, sbrindellata da queste tre bombe. So che è egoistico, ma le cose che ami, che senti tue, quando le toccano reagisci male.
L’amore per l’Egitto, per il Mar rosso, è così radicato dentro me da farmi sentire quei luoghi come una casa. E quando ho acceso la televisione sabato mattina, non stavo solo guardando una disgrazia mondiale. Ma vivevo negli occhi e nel cuore  la stessa cosa che provi quando qualcuno sciupa una cosa tua. Come quando i ladri entrano in casa tua e toccano le tue cose, come quando perdi una persona cara. Inaspettatamente.
Si, perché di quei posti conosco ogni singola via. Perché ne conosco i profumi, ne conosco gli occhi, il calore sulla pelle, il sapore . Perché quando una posto lo ami, lo ami. E c’è poco da spiegare.
E Sharm non lo amo per le paiette o per le palme colorate. Non lo amo perché costa poco e non piove mai. Quello non è turismo. Quella è un’invasione.
Sharm lo amo nel silenzio dei colori,  nella polvere salmone che si deposita stratificandosi. Lo amo nelle punte aguzze del sinai. Lo amo nel lento calore del sole mentre navigo verso Tiran. Lo amo nei silenziosi occhi di uomini che raramente ti concedono il loro rispetto. Ma quando ce l’hai è una rivincita grandiosa.
La bellezza di quel posto la incominci a capite al di fuori del caos. Viaggiando su un pulmino poco molleggiato mentre percorri il deserto roccioso che và a Dahab, quando vedi che i cammelli non sono quei cosi su cui ti ( lì ) fanno montare al tramonto. Ma son esseri che trotterellano in un niente color sabbia. Quando li vedi nati da poco che hanno ancora il pelo folto. Lo amo quanto trattieni il fiato di fronte alle rocce che mano mano che vai cambiano di colore. E passano dal salmone al bianco. Quando ogni venatura diversa ti sembra un miracolo.
Lo capisci quando vedi il niente, e lo sporco. E ancora il niente.
Lo amo nei colori del mare. Che il blu non sai nemmeno cos’è se non hai mai visto quello. Non esistono pennarelli o matite in grado di prendere tutte quelle sfumature. Ed è strano, perché il mare lì non profuma. Non come te lo ricordi qui. E lo amo nel sale che rimane nella mia pelle. Che tira. E tutte le volte è un battesimo d’amore. Tutte le volte che ci sono dentro. E lo amo nei pesci volanti, nel rumore delle onde mentre navigo. E lo amo quando lo sguardo si perde nella costa, nel deserto. Alla ricerca di colori.
 
E lo amo di più nella sera. Quando il tramonto nel Sinai ti strega rendendoti oro liquido che cola sui monti.
 
E di notte, quando passeggi nella ressa disordinata che ancora crede di scambiare donne bionde con cammelli, ti imbatti in quegli occhi scuri che al primo impatto ti parlano con la solita melodia del solito disco. Ma poi no. Poi lo capiscono, a volte. Chi sei. E quelli sono bei momenti. Quando smettono di guardarti come “l’italiano medio” che và li in vacanza. Ce ne sono poche di persone con cui stringi rapporti “d’amicizia”.Non è facile. Ma sono persone che non dimentichi. Specialmente quelli che trovi in barca.
E’ impossibile dimenticarti certi occhi. E impossibile.
 
E li rivedevo, quegli occhi, sabato mattina. E le rivedevo, quelle strade che conosco a memoria, sabato mattina.
Ogni singolo posto.
 
E cazzo come mi fa male sapere che non potrò ritornarci quest’anno. Che non potrò ritornarci per chissà quanto.
E’ come se qualcuno ti dicesse che non puoi più entrare dentro casa tua. Ti senti tagliato fuori.
E’ egoismo lo so.
Ma questo è quello che si unisce al dispiacere per le persone che sono morte e alla rabbia.
 

22 luglio 2005

Son giorni così, un po di attesa delle vacanze. Giorni pieni di cose da fare che non basta mai il tempo per farle. Giorni di poca voglia di lavorare. Di caldo puttano che soffoca nel mio ufficio. Di alti e bassi. AnZi molti bassi. E’ come se le riserve di energia si stessero esaurendo. E’ come quando sono a dormire e ho tanta sete, e non mi fà voglia nemmeno di allungare la mano per prendere la bottiglia li di fianco al letto. Che io la porto sempre la bottiglia d’acqua quando vado a dormire. Attendo queste vacanze. Forse per cambiare aria. Forse per allontanarmi un po da qui. Ma tanto poi che cambia? Quando ritorno è tutto uguale.

In compenso ho capito come funziona l’ipodde. Che GeGna. Eh!

Penso: Se il tipo per diventare famoso ha scritto una canzone su Biagio Antonacci, allora io potrei scrivere un racconto sugli Offlaga Disco Pax. Sai che lavoro! 🙂

21 luglio 2005

I Cardo, alla gente, gni fà male.

Allora ieri sera, vista la desolazione di mi frigo, decido di andare a fare la spesa all’ipercoppe. Che già l’aria condizionata dell’ipercoppe è una bella cosa dopo una giornata come quella di ieri. Arrivo lì, prendo il mio cestino, di quelli a mano, e inizio a fare la spesa ascoltado l’ipod ( che da vera fanatica quale sono me lo metto anche per andare a fare la pipì ). Prendo tutte le mie piccole cose e visto che ci sono delle code lunghe decido di andare alla cassa fai da te.

Fai da te una S***.

Mi metto in fila, attendo il mio turno. Tocca a me. Dietro a me arriva uno. Appoggio il cestino sul ripiano e il tipo dietro mi si mette spalla a splla. Bhò dico io. Inizio a fare quello che la cassa chiede e lui guarda fisso i miei movimenti. Prendo il primo oggetto, lo passo. Ok. Il secondo, lo passo e non prende il codice. E lui:

DEVI PASSARLO DI LATO, NON VEDI? LI!. – Lo incenerisco con lo sguardo.

Continuo. Prendo quello dopo lo passo e lo metto dentro. Passo la schiacciata e non la prende. Struscio il codice e nulla. E lui stronfia.

Al che mi è scattata una rotella dentro il cervello, quella dell’incazzamento istantaneo. Mi sono girata, mani appoggiate sui fianchi e gli fò:

ASCOLTA, PER OGGI SONO GIà PARECCHIO INCAZZATA DI MIO, CERCA DI NON FARMI INNERVOSIRE ULTERIORMENTE. SONO ARRIVATA PRIMA DI TE, QUINDI ADESSO ASPETTI, FAI UN PASSO INDIETRO CHE COSì MI DAI NOIA E STAI ANCHE ZITTO.

Il tipo, da vero vispo, non solo non si è mosso di li, ma ha anche continuato a stronfiare e commentare ogni oggetto che ho messo dentro.

Alchè , io, urlando sottovoce:

BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

! Miiiiiiiiii !

Mi hai roooooottttttttto!

E me ne sono andata via incazzata come una scimmia. – State a casa se vi girano, è meglio, ve lo dico. –

20 luglio 2005

Il mio Ipod è un’essere mostruoso che fà come Caz gli pare. Nella libreria ho 2076 file, lui me ne trasferisce solo 1376. E non capisco come mai. Sarebbe indicato per Il Dittatore d’Italia, quest’ipod qui. ( ipod lo leggo ipod non Aipod)(no sai, tanto per).

Sono due Giorni che la mia Ottolina mi manda i Faxi a lavorare. COn tutti i disegnini dell’omini che si tengono i naso pigiato o con le stelline ni capo. Una vera artista lei. Mica disegna pe finta! Tutte le volte che suona i faxe io vado di corsa a vedere se è lei.

Io nn posso mandarglieli perchè lei non ha un faxe suo, ma lo usa in comunella con quell’altri. Meno male. Io i disegni non li sò fare.

Stamani Ho visto un uomo masticato. Ci ho riso parecchio, ma non perchè era buffo. Mi piaceva proprio l’idea che lui si fosse fatto una foto da masticato solo perchè a me quest’espressione mi suonava buffa e lo volevo proprio vedere un’omo così.

Ora l’ho visto e sorrido.

Buona Giornata a tutti.

Mancano circa 9 Giorni alle Ferie.

 

19 luglio 2005

SCIALONA, MI SON COMPRATA L’IPOD

19 luglio 2005
 

 

“Era un tramonto magnifico
Lo guardavo fra il pizzo e il mio sorriso di perle
Un giardino all’Italiana
Cipressi e erba verde
La speranza nel cuore avvolta dalla gioia
Una giarrettiera sfilata con pudore
Rose rosse e ortensie profumavano l’aria
E più su il cielo si sfumava di noi.”

 

18 luglio 2005
Forse mi sento un po egoista, ma questi ultimi tre giorni sono stati giorni belli. Giorni per me e le cose e persone che amo. Totalmente. Venerdì sono scappata al mare. Da sola. Non ricordo nemmeno da quando nn facevo immersione da sola. Mi sono alzata presto e ho percorso la strada per il mare ascoltando solo la voce del mio amore che mi stava chiamando. E una volta arrivata li sono salita sul gommone e un attimo dopo ero in acqua. Di nuovo al corallo. Ascoltando e vedendo solo il mio cuore. Ho di quell’immersione un’immagine bellissima. Lo scintillino dell’acqua prima di immergermi davanti a cala piccola, poche parole dette al mio sconosciuto compagno. E poi solo gesti e i suoi occhi felici tutte le volte che gli ho indicato qualcosa di bello. E l’aragosta, il gamberetto, le murene, i granchi le occhiate i saraghi le flabelline. E i sorrisi anche con l’erogatore in bocca.
E poi risalire con il sapore di mare fra le labbra. La costa che sembra il paradiso. Ecco, si. Il paradiso deve essere una barca. Ho deciso.
E poi la pelle al sole, che tira. Di sale. Leggendo Nori.
Che poi Nori scrive strano, davvero. Ma mi piace.
E poi a casa in fila come formiche. Ma sto bene anche in fila.
E poi sabato mattina a fare sciopping. E poi un pranzo con dei panini piccini. E poi di nuovo al mare. E la Poci che vuol toccare i pesci. E due balene che si arenano mentre ridono. Ecco come deve essere. E una discesa mozzafiato fra scale sconosciute con il mare che fa capolino fra le buganville. E di sorpresa siamo in piazza. Io con la gonna incastrata nell’elastico degli slip per non cadere. E i capelli che mi arrivano nella schiena. E gli occhi che ridono. E poi a cena sul molo. Sotto la luna e il profumo del mare. E di nuovo salire salire. Il fiato che mi serra la gola. Ho sonno voglio solo addormentarmi mentre le gambe salgono mille gradini.  
E poi è mattina e siamo di nuovo in gommone. E siamo sotto e ci sono tante aragoste. Tante che non basterebbero 6 kg di pasta. E il Poci che perde il pollo. E il Poci che vuole rubare al mare. Ma non si fa.
E la cernia grossa che mi guarda con un occhio prima di intanarsi. E il sapore del mare ancora fra le labbra.
E poi a casa, giusto il tempo di sdraiarmi un po. E le colline che mi avvolgono in un abbraccio frettoloso.
Il colore del cielo che si sfuma di rosa rendendo magico il mio arrivo ad Arezzo. Lo stadio. La musica.
 
Vi prego, riavvolgete il nastro. Voglio riviverli ogni tre giorni, questi tre giorni.
 
 
Arezzo Wave 2005 – Afterhours – Non sono immaginario
 
(Piesse: Per sua ammissione era "Stravolto dal Tora Tora Festival" e non aveva quella gran voce. Degno di nota, l’essere berciante alla mia sinistra che a differenza del nostro Manuel di voce ne aveva eccome. Ed era anche notevolmente bravo, devo dire.
Dengo di nota due era un omino sulla cinquantina abbondante che ha continuato a cantare e zompettare per tutto il concerto al mio fianco destro. Spero di aver preso qualcosa, per osmosi, da questo tipo qua. Perchè immaginarmi 50enne ad Arezzo Wave un po mi piace. A Dirla tutta)

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