Archive for febbraio 2006

28 febbraio 2006

Non lo sò se ti è mai capitato di fissarti con una canzone. A me capita spesso. Mi entra in testa questa canzone e io inizio ad ascoltarla una, due, dieci, cento, mille volte, una volta dopo l’altra.E diciamo che questa è la versione soft del problema.. perchè fintanto che sono in ufficio o in macchina e posso sentirla [o la ho in qualche supporto] tutto è normale, anche se strano.
Il dramma comincia quando mi fisso con una canzone che non ho, magari una sentita in una pubblicità o alla radio o una canzone vecchia che mi viene a mente chissà perchè e che non ho da nessuna parte. Sono momenti terribili in cui continuo a cantarla dentro di me o anche a voce alta.
Ora, già di per se questa cosa non è il massimo della simpatia, perchè a volte queste fisse mi durano anche dei giorni.. ma te immaggina cosa deve essere quando ti fissi con una canzone di cui non ricordi le parole e continui a cantare l’unico pezzettino che sai a ripetizione.

E tummi domanderai: o FatB.. ma che canzone l’è?
E io ti risponderò sconsolata: Portobello.

SI, proprio quella canzone del programma di Tortora.
Immagina la scena.
Due domeniche fà in seggiovia il Maestro non sò come l’ha tirata fuori da un taschino della sua mente.. E io ne ricordavo tutta la musica ma zero parole
eccetto che per un "chilometri" che però non riuscivo a riagganciare a nessun’altra cosa.
Son stati due giorni in cui come due ebeti continuavamo a fare:

PORTOBELLO na na na na na na na na na na na na

Devo dire che lui aveva suggerito un pazzerello o picchiatello ma non era molto preso in cosiderazione da me che mi concentravo su altri pezzi del testo.
Velo dico, roba da rincoglionire..
Mi ero ripromessa di cercare il testo lunedì ma poi me lo sono dimenticata e siamo arrivati di nuovo a domenica senza che il tormentone mi ritornasse in mente.
Ma lui, infimo come pochi, mi è risaltato in mente in un momento meno opportuno e ho ricominciato a nannanneggiare portobelli a tutto sturo.
Per fortuna qualcuno mi è venuto in soccorso ricordandosi il ritornello, ma la mia strofa con chilometri era oscura al mondo intero.
E ieri allora ho cercato sul ciuco.. E finalmente l’ho trovata la canzone[devo dire che ne ho anche una versione suonata con una trombettina davvero molto simpatica.. ].

Ieri sera sono uscita dal lavoro che il cielo stava tramontando.. mi sono fermata a fare questa foto avvolta dal freddo gelido.. ma da dentro la macchina usciva a tutto fuoco :

"Un leccalecca vorrei
lungo chilometri sei
o da qui a Hong Kong
che neppur king Kong
in cent’anni o più riesca a consumare "

E questo mi ha fatto inaspettatamente un po commuovere.

 

27 febbraio 2006

Sabato, Pontevecchio.

FatB: Ma te come sei fatta?
FatT: Mora capelli lunghi, cappotto nero occhiali verdi.. Ma non ti preoccupare, io ti riconosco!

Dopo qualche minuto..

FatT: Sereeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee.. Ma sei proprio Tu!!
FAtB:   :))

E’ così che ho conosciuto la Fata Tollina.. Ora a dirvela tutta io la Fata Tollina me la immaginavo una spilungona secca secca.. Non lo sò come mai..
Avevo un po paura.. Invece mi è bastato vedere la dolcezza del  suo sorriso e sentire il calore  di un suo abbraccio per sapere che in un giorno d’inverno ho scoperto un’altro piccolo Tesoro..
Ore trascorse a pascolare per una Firenze svuotata da mucche,
girovagando con una, o forse due, giude turistiche d’eccezione.

Bei momenti 🙂

Ps: Però anche te Tollì.. Guarda un po dove ti sei messa a riposare..!! 

23 febbraio 2006

Per la serie.. " LA MI NONNA L’AVEA SEMPRE RAGIONE"..

Il discorso è semplice, io non sono una donna che sta al passo coi tempi e con le mode.
Tummi dirai: O FatB o icchètudichi?
TI risponderò: Ma te per esempio ci sei entrato bene nello spirito delle olimpiadi?
Tummi dirai: si, le guardo tutte le sere alla televisione..
Ti risponderò sconsolata: Ma lo vedi.. anche te un tu sei ai passo coi tempi..

Unno sò se vu ve la ricordate la mi vicina di casa, la poera Signora Maria..
Si, purtroppo a fine estare la Poera Signora Maria lìè trapassata a miglior vita e dopo un po di solitudine il poerissimo Sig. Luigi l’è stato requisito dai su figlioli e trasferito , contro la sua volontà beninteso, in luogo indefinito. Sono stati mesi strani di solitudine, in cui mi ritrovavo da sola nel bagno a fare pipì, e in cui la sera per sentire i programmi mi toccava accendere l’audio della tele .. per non parlare del fatto che non avendo più le moricole sul davanzale gli uccellini non venivano più  a svegliarmi. Mesi strani di solitudine e silenzio innaturale dopo anni di berciamenti convulsi e di MARIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA VIENI A LETTOOOOOOOOOO. L’uniche a trarre beneficio sono state le foglie del mio giardino che finalmente sono state libere di scorrazzare ovunque per mesi, senza essere costrette a ritornare all’ovile per poi rifuggire.

Un paio di mesi fà, però, ho visto comparire una macchina con dei secchi di vernice e un Signore che mi pareva di conoscere pe lavoro..
Le visite sono aumentate a livello esponenziale e alla fine di un mio we a sciare unn’ ero più sola, ma c’aveo  una famiglia di ben 5 persone sopra. Babbo mamma e ben 3 figlioli grandi. Pe fortuna uno in procinto di sposassi.
Le fosse biologiche hanno subito risentito delle nuove presenze e in tempo di un mese abbiamo registrato i primo intasamento della nuova era.
Per consolidare i rapporti di buon vicinato alla prima stasatura la Signora è stata ricoperta praticamente sia nel bagno che nella cucina.
E quelle scene di quel giorno credo che rimarranno indelebili nella mia mente e nella sua imbiancatura fresca fresca. 
La Signora è una bella signora che di lavoro fà la casalinga. Praticamente non la vedo quasi mai, ma la su presenza la si percepisce in maniera evidente anche se i su corpo un si palesa.
Devo dire che loro hanno messo le cose in chiaro dai primo giorno. Me la ricordo bene quella sera, io stanca che tornavo dalla neve, e questi qui che si urlavano per non sò bene cosa al piano di sopra.. Che a un certo punto avevo pure la convinzione che ci fossero due coppie di ladri che si stavano contendendo la refurtiva..

Le cose non sono andata migliorando.. Sono più che sicura che la Signora abbia delle origini Olandesi, perchè per fare il casino che fà quando scende le scale non può che non avere degli zoccoli ai piedi, anche se è decisamente Febbraio.
Devo riconoscere però che sono organizzati in maniera molto efficente.

Si, perchè secondo me, per fare il casino costante che fanno si sono organizzati in dei turni di lavoro e riescono a mantere il livello di rumore costantemente sopra ai 100 Db dalle sei di mattina fino alle 11 di sera.
Unn’è mica da tutti, eh.

E poi l’è gente moderna, che sta ai passo co tempi, mica come me.. e poi gente attiva, mica s’accontentano di stare ni divano…

Per esempio, ora che c’è l’olimpiadi son convita che lei ha svuotato tutto i saltotto e siccome farci fare una lastra di ghiaccio diventava troppo macchinoso ha semplicemente modificato il ferro da stiro del curling applicandoci sotto  dei cuscinetti a sfera ..

E secondo me s’allena dalle 12 alle 14..
Altrimenti il casino che si sente all’ora di pranzo non me lo riesco proprio a giustificare..

E l’avea ragione la mi Nonna.. " Fin che uno a denti in bocca, non sà mai quel che gli tocca!"

22 febbraio 2006
Era la fine degli anni settanta e io avevo circa sei anni. Heather Parisi imperversava nei tubi catodici con il suo “Disco bambina” e io passavo le giornate con la testa sottosopra o con le caviglie pericolosamente troppo vicine alle orecchie.
Era la fine degli anni settanta e io ero una bambina coi capelli mori a scaletta. A scaletta nel vero senso della parola perché mia madre me li aveva tagliati in terrazza mentre tirava vento e se da una parte arrivavano al collo dall’altra parte arrivavano purtroppo solo all’orecchio. E punk non lo sono mai stata io, figuriamoci verso la fine degli anni settanta.
La mia casa anni settanta non aveva solo un pavimento anni settanta, ma anche una porta d’ingresso dipinta di marrone. Dal di fuori era una semplice porta liscia in legno impiallacciato, ma dal di dentro era diversa dalle porte comuni. La mia casa era un deposito di una pellicceria prima del nostro arrivo, e loro avevano fatto installare una porta blindata. Blindata negli anni settanta significava di metallo e con delle chiusure che infilano nel pavimento e nel muro sovrastante.
Era fantastica la sensazione dei piedi scalzi su quella porta.
Io mi mettevo nel piccolo andito e prendevo la misura sulle mattonelle per capire il punto preciso in cui appoggiare le mie mani per fare la verticale.
Ci passavo delle ore stando con la testa all’ingiù a cercare di stare in equilibrio. Quando l’incantesimo si rompeva i piedi si appoggiavano nella porta fredda e quel contatto mi piaceva. Mi serviva per darmi la carica per un istantaneo e ulteriore tentativo.
Mi avevano iscritto ad un corso di ginnastica ritmica. Avevo un costumino azzurro e bianco e delle scarpette di pelle morbida ai piedi. Mi allenavo tre volte la settimana e di tutti gli strumenti il mio preferito era la palla.
Ero la più timida di tutte e quel tappeto grande mi faceva paura, ma mi piaceva il modo in cui faceva rimbalzare la mia palla, e quando sbagliavo e mi schizzava via, ridevo. E la maestra si arrabbiava, e io ridevo di gioia.
Un’altra cosa che amavo moltissimo erano i volteggi. Ricordo la sensazione della mano della maestra appoggiata appena sulla vita mentre mi insegnava a fare la rovesciata. E il mio stupore quando ho imparato a farla senza mani. Mi ricordo a casa .. non volevo più smettere di farla e mia madre che mi proibiva di farlo per terrore che battessi la testa. E poi alla fine l’ho battuta davvero, me lo ricordo ancora quel tonfo sordo e quel bernoccolo e quell’immancabile carta gialla del macellaio con il bicarbonato.
Ma non è bastato a farmi smettere.
E a volte mia madre me lo ricorda ancora e mi dice:
Ti riesce ancora fare la ruota?
E io rispondo:
Si mamma. E visto che lei non ci crede mi tocca rifarla.
 
E sorrido.
 
                                                                                                                                          Surfing: Guns ‘N Roses – Patience

21 febbraio 2006

Metti una sera in cui ti senti un cincinino nervosa…
Allora ti metti in cucina e fai questo qui e questo qui..

Casomai poi non è il caso che alle undici di sera tu ti mangi questo qui..
Altrimenti passi tutta la notte a ributolarti nel letto.

Garantito.

20 febbraio 2006

E’ stato bello accendere alle due e trovarti On
Non mi ero nemmeno resa conto di quanto mi manca questa nostra piccola abitudine Tere
Lo abbiamo fatto per due anni e passa..
Chiacchere..

Forse è stupido ma questa cosa oggi mi ha fatto tanto piacere
e non vedo l’ora di essere a domani ..

 

 

20 febbraio 2006

Due giorni di neve e fiocchi leggeri che si posano su di me e come parole cattive lasciano il segno in profondità. Scavando.
Sono stufa di certi atteggiamenti. E non serve a niente sfogare la rabbia che tanto si autoalimenta.
E per concledere, o forse per cominciare, ci mancava solo un lunedì mattina come quello di oggi.

Che bella settimanina si prospetta!

17 febbraio 2006

Ci sono dei periodi nella vita in cui attraversi le giornate cercando di assorbire tutto quanto ti è possibile. E’ così per me da molto tempo, da qualche anno in maniera particolare. Ma mi rendo conto che qualcosa è cambiato in me. All’inizio di questo percorso era forte il desiderio di far trasparire all’esterno la mia parte più fragile, più intima, il mio corpo era solo una pellicola trasparente che faceva da schermo. Scrivere in quel periodo mi rimaneva davvero facile. Mi bastava fermare un attimo la testa e depositare sulle dita le sensazioni. Non era un gesto meccanico. Era come quella neve  dentro quelle mezze sfere di vetro. Bastava smuovermi un po per vedererla  tornare in aria e poi un attimo dopo attendere che si depositasse sulle mie dita. Era rendersi conto delle mie qualità, era la scoperta di me stessa.
Adesso il mio corpo non è più una semplice pellicola. S’indurisce e si lascia trasparire a seconda delle situazioni e delle persone.
Forse mi sento più vulnerabile.
O forse ho semplicemente scelto. In questo momento però sento che sto ancora cambiando..
Ho letto una frase che mi ha molto colpita, che sento mia come poche altre cose adesso:

"mi piacerebbe essere sentito come un’apprendista costruttore di sensazioni"

Non credo ci sia al mondo cosa più bella.

16 febbraio 2006

E’ giovedì mattina sono le 10.10

-Non mi torna la spedizione perchè il mio furbissimo magazziniere ha mescolato tutti i colli
-Un corriere ha distrutto il cancello con il camion e ritiene di aver solo spostato due mattonelle
-Devo fare le foto del danno e non ho la macchina fotografica carica
-Devo preparare i documenti per la spedizione , e ancora non sò cosa spedisco..

Ora vò di là, predno la mitragliatrice a bolle di sapone e fò fori tutti.

Arrivederci.

15 febbraio 2006
Le cronache del tempo raccontano che un giorno il Dittatore D’Italia  si era recato come ospite, dopo numerose sollecitazioni da parte del popolo, alla trasmissione di Antonella Clerici “La prova del cuoco”.
In quella giornata il Dittatore appariva pacato e molto interessato al gioco. Era una novità per lui mostrare il lato più normale della sua personalità e lo faceva con grande stupore da parte del pubblico che non si immaginava una sua così grande passione per l’arte culinaria.
Il Dittatore insieme al cuoco che gareggiava con lui prepararono tutte le pietanze e concuistarono il favore del pubblico.
Era il momento dell’assaggio da parte dell’esperto e di un giurato del pubblico.
Il giurato del pubblico votò in suo favore, mentre l’esperto in suo sfavolre.
Un’ esterefatta Antonella fu costretta, suo malgrado, a domandare all’esperto come mai aveva dato un giudizio negativo.
L’esperto sentenzio:
Il dolce al mascarpone non è stato preparato secondo i canoni standard del libro accettato comunementre fra noi grandissimi Gourmet. Mi dispiace ma contesto…
 
Al che il Dittatore D’italia ripresosi istantaneamente dallo chock iniziale si alzo sprigionando tutta la sua potenza.
 
Con un batter di ciglia provocò un terremoto che rase al suolo tutta la statale 1 e con voce tonante e baritonale oscurò tutti i tubi catodici al grido di
 
IL MIO MASCARPONE NON SI DISCUTEEEEEEEEE!
 
E fù così che i libri di cucina vennero riscritti.
Con questa abile mossa si aggiudicò  il benvolere di tutte le mogli d’Italia, stanche di essere criticate da mariti nulla facenti. I consensi per la sua persona arrivarono a sfirare il 99,9999999999999 della popolazione. Solo il giurato si trincerò contro di lui e venne presto espulso dall’Italia e spedito in Francia per punizione.

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