Piccoli Personaggi Precari

– Ha le mani rugose come la vita. Viene a prendere l’assegno per sua figlia malata.
Mi parla delle sue incosolabili sventure. Indossa spesso vestiti giganti per la sua stazza minuta.
Ha le dita torte della vecchiaia e i sospiri pesanti.

– Ha la faccia come il culo. Manca da lavoro dal 22/11 e non vuole perdere la liquidazione.
Ma vuol rimanere amico.

– Viene dopo mesi, le stesse bugie di sempre. Gli stessi modi finti gentili.
Una fascia nei capelli, il colore della fascia camuffa egregiamente il suo vuoto mentale.

– Nero come la pece, ma vestito di blu. Una volta gli ho detto che mi stava simpatico e allora mi sorride sempre. Non sò da dove venga ma credo abbia fatto tanta strada per arrivare fin qui. E tanta ne fà tutti i giorni per restarci.

– Cambia tutti i piattini del sushibar. Lascia il suo fidanzato a casa per andare a fare shopping.
Non mi porta i regali di natale.
Io gli dò il mattone.
Non è cattiva, la dipingono così.

– Ha costruito un posto  in cui c’è il mare dentro. E’ pieno di occhi gentili o cattivi, denti aguzzi e fauci sorridenti.
Fuma la pipa e crea sogni con le mani il legno e i pennelli.

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