Fattoria Cavaglioni San Rocco a Pilli 18 Gennaio 2008

Dopo innumerevoli pressioni da parte di loschi figuri sono stata costretta a catapultarmi senza difese nel magnifico mondo di Facebok. Non ho capito l’utilità di questo ulteriore sito d’aggregazione e credo continuerò ad ignorarla per lo meno fin quando continuerò ad aggiungere come amici gli stessi amici che ho già su Myspace e su Flickr o siti similari.
Comunque, tant’è.
C’è però una cosa a cui è servito questo Fcebok e devo dargliene atto.
L’altro giorno, non so bene come, sono stata invitata a iscrivermi al gruppo degli "House Concert" dei Marta Sui Tubi.
Non ho nemmeno finito di leggere la presentazione del gruppo  che con un occhio leggevo e con quell’altro scrivevo la lettera per essere invitata la concerto che si sarebbe tenuto tre giorni dopo a "Siena". Questo sole se fossi rientrata nei fantomatici fortunati che si sono prenotati in tempo. Ovviamente la fortuna ha voluto che dentro ai fortunati ci fossi anche io.
Tutto questo macchinoso preambolo solo per dire che ieri sera, dopo essermi arricciolata i capelli causa overdose di umidità, sono montata in macchina alle 19 corredata da: istruzioni per raggiungere San Rocco a Pilli, navigatore satellitare inutile, macchine fotografiche e una notevole dose di entusiasmo per andare a casa di sconosciuti a vedermi un concerto. Ah, dimenticavo la bottiglia di vino.
Arrivare alla casa è stato un po’ complicato, specie quando in mezzo alla superstrada dopo Siena il navigatore ha cominciato a dirmi di fare inversione a u appena potevo o svoltare a sinistra appena potevo.
Misteri.
Dopo innumerevoli indicazioni sono riuscita a giungere alla Fattoria di Cavaglioni e una candela vicino ad una porta aperta era ad indicarmi che quello era il posto giusto.
Che se c’è una caratteristica saliente di ieri è appunto il fuoco.
Il posto è immerso nel buio totale, ma anche così sono ben consapevole della bellezza di quello che mi circonda. Una Fattoria in mattoni rosa, tipici delle costruzioni senesi. L’edificio è lungo e su tre piani. Credo che un tempo siano state stalle con sopra un fienile. Ma non saprei dire.
Si sale le scale e in cima una piccola porta bianca di legno dà accesso al Secret Show.
All’entrata un moderno Caronte introduce in un ambiente che ha in comune con l’inferno soltanto due cose. Il Colore e il Fuoco.
La stanza è bellissima. Rettangolare, grandissima. Al centro un camino enorme con gli strumenti davanti. Di fronte lo spazio è stato ricoperto da innumerevoli tappeti in modo che le persone possano sedersi in terra. Di lato una serie di divani e sedie a formare un ferro di cavallo. Dietro i divani da una parte il buffet autoprodotto dagli ospiti e dell’altra un biliardo.
La stanza è illuminata da candele appoggiate ovunque e due faretti illuminano lo splendido soffitto a volte in cotto.
Avevo già partecipato ad un concerto casalingo in casa di sconosciuti. L’altra volta era stato piuttosto imbarazzante perché ero una delle poche persone estranee presenti nella stanza.
Questa volta invece lo spazio è molto vasto e la gente piuttosto numerosa. Non trovo imbarazzo nel fraternizzare con le persone, nel tagliare salame e dolci, nel versare vino a perfetti sconosciuti.
Mi ritrovo anche in bagno a far pipì con due sconosciute che tengono la porta .. ma questo fa parte della lato scabroso che non bisogna raccontare ( hahaha )
Tutto è naturale. Sarà il calore di questo fuoco che tinge tutto di rosso, sarà il vino. Sarà che l’attesa è veramente tanta.
Il Concerto inizia con la Band di Casa i “Dedalo” per me sconosciuti ma piacevolmente incontrati.
Due chitarre batteria e voce. Seduti intorno al camino. La voce di Berenice è bella e particolare.
I pezzi proposti raffinati e curati. L’atmosfera è creata.
Piccola pausa fumo e poi finalmente il concerto dei Marta inizia.
Stasera sono in tre, la band storica. Al centro il chitarrista a sinistra il cantate e a destra il batterista provvisto solo di alcuni rullanti.
Il set è totalmente unplug.
Di questo concerto potrei raccontarvi per ore. Penso di aver immagazzinato ogni singolo respiro.
Ma sono sicura che ci sono cose che col tempo rimarranno indelebili.
La prima cosa sono gli occhi delle persone totalmente prese. La seconda cosa è l’intimità che si è creata in questa stanza, quasi difficile da spiegare. L’essere a contatto così ravvicinato cancella molte barriere.
La terza cosa è la qualità indiscussa di questi musicisti che in versione acustica sono strepitosi.
Con pochi mezzi, con zero effetti speciali hanno fatto uno spettacolo a livelli altissimi.
Carmelo è mostruoso alla chitarra.
Posso solo augurarmi che questa “moda” possa prendere campo il più possibile.

 

PS:Magari la prossima volta cerchiamo di organizzare meglio il vettovagliamento, così finiremo con altrettanto vino ma anche con qualcosa in più da mangiare 

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